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Posted by admin on 25 Feb 2008 | Tagged as: Senza categoria
Quante leggende metropolitane e falsi miti affollano la nostra mente e il nostro inconscio? Bè, a giudicare dalle domande che ci pongono, ancora tanti, forse troppi. Da fare la verticale dopo un rapporto completo per agevolare una gravidanza, al rimanere incinta semplicememte condividendo la vasca da bagno, dal rimanere incastrati dopo un rapporto e aver bisogno dei pompieri, al rischiare di perdere la vista per la troppa masturbazione… Quanta confusione! Sarebbe bello riuscire a fare chiarezza e, una volta per tutte, elencare le verità riguardanti il sesso. Ma al supermercato dei falsi miti, sfatato uno se ne crea già un altro!
Dobbiamo stare attenti a non essere troppo ingenui a imparare a distruggere i “falsi miti” che impediscono di vivere liberamente e consapevolmente la propria sessualità. Bisogna “parlare” di sesso senza pudori, informarsi su determinati argomenti, senza aver paura di chiedere, infatti le attese create da queste credenze possono generare richieste spropositate all’interno di una relazione sessuale o, addirittura, contribuire a una disfunzione sessuale o diminuire l’autostima. Vediamo alcuni di questi miti e quanto sono corrispondenti alla realtà.
Si crede: Il piacere della donna dipende dalle dimensioni del pene maschile.
Invece: La vagina è particolarmente sensibile agli stimoli sia di contatto che sessuali nel cosiddetto”terzo esterno”, ossia nella sua parte terminale più esterna, quella che sfocia nella vulva, e pertanto è assai poco sensibile a stimoli più profondi.
Si crede: Esistono per la donna almeno due tipi di orgasmo.
Invece: L’orgasmo è uno solo ed è un evento psicofisicoche parte dal cervello. Non esiste differenza tra orgasmo clitorideo e vaginale. Il clitoride è la zona erogena femminile per eccellenza e la sua stimolazione, anche durante la penetrazione, è garanzia di maggiore piacere ma non un diverso piacere.
Si crede: Nell’uomo eiaculazione e orgasmo sono la stessa cosa.
Invece: Non sono necessariamente coincidenti, vi può essere un’intesa eccitazione sessuale e un orgasmo anche senzaemissione di liquido spermatico, così come l’eiaculazione può avvenire, a volte, senza che vi sia la percezione di un orgasmo.
Si crede: Per capire se una donna ha avuto un orgasmo bisogna guardare se ha i capezzoli eretti o delle contrazioni ai piedi.
Invece: L’orgasmo femminile non ha segnali fisici precisie inequivocabili. Il massimo piacere è una forte sensazione di coinvolgimento, una percezione di scariche piacevoli, un appagamento totale e può essere accompagnato da contrazioni dell’utero e della muscolatura vaginale, invisibili esternamente e spesso innavertite anche dalla donna.
Si crede: Il sesso è veramente soddisfacente solo quando i partner hanno un orgasmo contemporaneamente.
Invece: Troppo spesso il rapporto sessuale è gustato da tentativi di orgasmo simultaneo o da sforzi eroici di ottenere di ottenere l’orgasmo della donna durante la penetrazione. L’orgasmo simultaneo è una delle combinazioni di raggiungimento di massimo piacere in una coppia, ma è difficile ottenerlo, meglio lasciare fare al caso e pensare al proprio piacere e a quello del partner in modo distinto.
Si crede: Un uomo è sempre disposto e ha sempre il desiderio di fare l’amore.
Invece: Sia gli uomini che le donne hanno desideri sessuali ed è bene che entrambi si sentano liberi di prendere l’iniziativa di un’esperienza d’amore. E’ un errore pensare che è l’uomo che deve prendere per primo l’iniziativa sessuale, altrimenti corre il rischio di sentirsi poco virile. D’altra parte è altrettanto errato cred4ere che la donna deve rimanere passiva, per il timore di essere considerata ”mascolina”, “aggressiva”, “immorale”.
Si crede: Ogni uomo dovrebbe sapere come procurare piacere a ogni donna.
Invece: Sarebbe bello se l’uomo sapesse sempre “istintivamente” cosa vuole e desidera la donna. Come d’altra parte sarebbe bello anche il contrtario. E’ fondamentale, invece, per un buon rapporto di coppia e una soddisfacente vita sessuale, saper comunicare i propri desideri e ascoltare quelli del partner.
Si crede: Quando un uomo ha un’erezione è dannoso per lui non usarla per raggiungere presto un orgasmo.
Invece: Una conseguenza di questo mito porta alla credenza che un uomo deve sempre usare la sua erezione, perchè il non farlo gli procurerebbe dolore. Pertanto vi sono uomini che pretenderebbero di avere relazioni sessuali al minimo cenno di eccitazione, anche quando hanno le erezioni mattutine. In realtà un erezione non sfruttata non porta ad alcuna conseguenza fisica e inoltre non tutti i contatti sessuali devono necessariamente terminare con un rapporto sessuale.
Si crede: Se un uomo perde l’erezione significa che non trova attraente la sua ragazza.
Invece: Se si verifica una perdita di erezione durante il rapporto sessuale, o nemmeno si verifica, non significa necessariamente che l’uomo non trovi attraente la sua partner. Ciò può essere vero solo nella misura in cui i partner non hanno problemi e siano rilassati; le difficoltà quotidiane, lo stress, i sentimenti negativi, possono disturbare la risposta sessuale. Più spesso invece i deficit erettili sono causati da problemi psicologici o fisici.
Si crede: La masturbazione è una cosa sporca e dannosa.
Invece: E’ del tutto sbagliato pensare che la masturbazionenon sia naturale espressione della sessualità, in quanto permette una maggiore conoscenza di se stessi e delle proprie sensazioni corporee. E anche quando la masturbazione viene considerata come assolutamente naturale, possono esistere delle resistenze psicologiche rispetto alla possibilità di ricorrere a essa all’interno di un rapporto sessuale, come un momento da condividere con l’altro. In realtà è un gioco molto utile sia se giocato da soli che in coppia.
Si crede: Solo le persone che non hanno una vita sessuale appagante hanno bisogno di masturbarsi.
Invece: La masturbazione può essere presente nella sessualità di un individuo anche se ha una relazione pienamente appagante. Ci sono anche persone che si masturbano dopo un rapporto sessuale soddisfacente ma questo non significa che non siano soddisfatti, al contrario in questo caso la masturbazione serve per integrare il piacere vissuto.
Si crede: L’età giusta per avere il primo rapporto sessuale sono i diciotto anni.
Invece: Non esiste un’età giusta uguale per tutti, ognuno di noi deve capire in base ai propri desideri, valori e principi morali, il momento più adfatto per vivere questa esperienza. Bisogna innanzitutto essere informati su cosa significa avere un rapporto sessuale sia sotto il profilo fisico che sul piano psicologico e affettivo. E’ importante, infatti, evitare il rischio di bruciare le tappe dellacrescita, vivendo un’esperienza sessuale senza la necessaria consapevolezza. Spesso, infatti, i ragazzi vivono la loro prima volta come un dovere, allo scopo di adeguarsi alle abitudini del gruppo conformandosi così a un modello del “tutto e subito” tipico della nostra società. Occorre invece capire quanto sia importante affrontare il primo rapporto sessuale all’interno di una relazione di coppia ricca di intimità e fiducia che può derivare solo da un rapporto di conoscenza e affetto. Affrontare la prima esperienza sessuale come soddisfazione di un desiderio esclusivo di mettere alla prova se stessi, dimostrando agli altri di essere adulto, comporta il rischio di vivere quest’esperienza con un senso di delusione e amarezza.
Si crede: Il ragazzo e la ragazza si aspettano le stesse cose dal primo rapporto sessuale.
Invece: Per la maggior parte dei ragazzi sembra ancora prioritario l’aspetto sessuale la relazione, per i maschi in molti casi l’inizio dell’attività sessuale è motivato dal bisogno di mettersi alla prova e pertanto sono spesso portati ad agire la sessualità in maniera separata dalla tenerezza. Le ragazze, invece, che assai più spesso sono cresciute con modelli di relazione prevalentemente focalizzati sulla tenerezza e i sentimenti, cercano nel rapporto sessuale la relazione e l’affettività, infatti il primo rapporto sessuale avviene quasi sempre con un partner a cui si sentono affettivamente legate.
Si crede: Durante il primo rapporto sessuale è impossibile andare incontro a una gravidanza indesiderata.
Invece: Il rischio di gravidanza indesiderata durante il primo rapporto sessuale è pari a tutte le altre volte.
Si crede: Il rischio di gravidanza aumenta se una donna raggiunge l’orgasmo.
Invece: Il raggiungimento dell’orgasmo non incide in alcun modo sulla possibilità o meno che si verifichi la fecondazione . Questo è un mito antichissimo che deriva dal fatto che in passato si credeva che la donna non dovesse trarre piacere durante i rapporti sessuali altrimenti era assimilabile a una prostituta.
Si crede: Il primo rapporto sessuale è molto doloroso e caratterizzato da una notevole perdita di sangue.
Invece: Il dolore è direttamente poporzionale all’aspettativa di dolore, cioè una ragazza ha paura di provare dolore più lo proverà. In realtà il dolore del primo rapporto sessuale è limitatissimo e anche le perdite di sangue sono scarse o addittura possono anche non verificarsi se non vi è rottura ma solo dilatazione dell’imene.
Si crede: Durante il primo rapporto sessuale ai ragazzisi deve rompere il filetto.
Invece: I ragazzi non hanno alcun segno fisico di perdita della verginità. Il frenulo del prepuzio (filetto) è una parte anatomica del pene che non dovrebbe rompersi mai e se questo accade significa che anatomicamenteera anomalo, cioè troppo corto. In tal caso non bisogna spaventarsi e occorre rivolgersi a un urologo per correggere l’anomalia con un semplice intervento ambulatoriale.
Posted by admin on 25 Feb 2008 | Tagged as: Senza categoria
Freud nel 1912 scriveva nel Secondo contributo alla psicologia della vita amorosa, Sulla più comune degradazione della vita amorosa:” Se chi pratica la psicoanalisi si domanda per quale male si ricorra al suo aiuto con maggior frequenza, deve rispondere che - a prescindere dalle molte forme d’angoscia - ciò avviene per impotenza psichica. Questo singolare disturbo colpisce uomini di natura fortemente libidinosa e si manifesta nel fatto che gli organi esecutivi della sesualità rifiutano il compimento dell’atto sessuale, quantunque possono dimostrarsi, prima e dopo, intatti e idonei alla prestazione sessuale e quantunque esista una forte propensione psichica a compiere l’atto”.
Già Freud sottolineava nel 1912 la necessità, oggigiorno più che mai attuale, di porre una diagnosi differenziale tra disfunzioni erettili di natura organica e psichica. La valutazione globale dei disturbi dell’erezione richiama, infatti, la necessità di approfondire gli aspetti diagnostici funzionali e ormonali della disfunzione sessuale e in seguito di applicarsi all’analisi della componente psichica. L’atto sessuale può venire ostacolato da complessi meccanismi psicodinamici: ciascuna fase, infatti, può essere turbata da ansie e paure inconsce infantili, e l’ostacolo può andare da una semplice inibizione fino a una vera e propria ostilità nei confronti dell’altro sesso. A livello individuale la scuola psicoanalitica attribuisce all’impotenza e alle disfunzioni erettili un significato difensivo: incosciamente l’individuo crede l’attività sessuale costituisca una trasgressione. L’impotente nutre pertanto una profonda, inconscia paura della sessualità e demanda la corpo di difenderla dall’atto che teme. Questa paura è legata all’ansia (o angoscia ) di castrazione , cioè all’idea inconscia che il pene possa v enire leso mentre sta nella vagina. A volte la vagina è vista proprio come un organo castrante, la cui immagine incute terrore. Talora, a essere vista come possibile agente di castrazione è una figura esterna, identificata con la divinità o con il proprio padre. Altri soggetti nutrono il timore di indebolirsi, di contrarre malattie veneree, o di essere causa di gravidanze indesiderate, rievocando così lo spettro di minacce subite nell’età infantile. Ancora vi può essere il timore di ferire o rovinare la donnaamata, proiettando così su di lei la propria ansia di castrazione. Ovviamente a livello inconscio il paziente non espone al terapeuta, nè accetta personalmente, una spiegazione di questo genere, che può emergere solamente attraverso un trattamento psicoterapeutico. Comunque il paziente affetto da disfunzioni erettili è in grado di manifestare questo vissuto della donna “castrante”, anche se in maniera più superficiale e razionale. Ad esempio, spesso definisce le donne come prevaricatrici, come false compagne che mirano a sopraffare l’uomo, capaci di manovrarlo piegandolo ai loro capricci, come essere avidi di potere. L’immagine negativa della donna deriverebbe, sempre secondo l’ottica psicoanalitica, dal mancato superamento del complesso edipico, per cui nei casi più semplici e più tipici l’impotenza si basa sul persistere di un inconscio attaccamento sessuake alla madre. L’analisi psicodinamica dei disturbi sessuali si è rivelata estremamente preziosa sia nei casi di impotenza primaria sia in quelli di impotenza selettiva. Nei giovani soggetti risulta, infatti, assai evidente come l’attaccamento alla madre condizioni il rifiuto alla sessualità. Questi pazienti solitamente dichiarono che solamente una donna con caratteristiche fisiche o psicologiche simimli a quelle della propria madre è in grado di comprenderli. D’altro canto si mostrano dubbiosi sulla possibilità di trovare una simile partner in quanto tutte le donne , a eccezione della propria madre, si rivelano essere sempre delle persone negative se non delle donnacce. L’idealizzazione della figura materna rappresenta un pericolo per la potenza del figlio, il quale, se eccessivamente dipendente dalla moglie, userà l’impotenza come un mezzo per dare sfogo all’aggressività repressa, un mezzo per tormentare la moglie-madre che non riesce a ottenere una risposta, cioè l’erezione. Altre volte, in maniera del tutto opposta, soprattutto in uomini dalle molte avventure sentimentali e che non hanno contratto legami durevoli, l’improvvisa impotenza con una nuova partner può essere il risultato inconscio di vendetta contro colei che rappresenta tutte le donne che non l’hanno mai amato, e soprattutto la madre che lo ha trattato male. E’ questo in caso di impotenza selettiva, cioè di un disturbo dell’erezione che insorge con una determinata partner e non con le altre. La donna continua spesso a incarnare una figura pericolosa, specie nei casi in cui il pericolo consista nel fare innamorare il paziente che invece riesce ad avere rapporti normali con conoscenze occasionali. Una relazione importante può portarlo a confrontarsi seriamente con la donna e magari a rompere il legame con la madre. I dati psicoanalitici e psicodinamici individuali si correlano alla dimensione relazionale. I pazienti affetti da impotenza primaria soilitamente scelgono donne di tipo infantile, timide, deboli, passive. Questo genere di relazione di coppia esclude di fatto la sessualità matura, fino a dar vita ai “matrimoni bianchi” in cui è facile evidenziare un’associazione fra impotenza maschile e vaginismo femminile. Questo indica una condizione di specularità tra i partner. L’uomo impotente, legato all’attrazione infantile per la madfre, sceglie una donna rassicurante e lontana dal temuto modello di femminilità castrante. Viceversa la donna infantile, che teme l’uomo sessualmente attivo, sceglie un compagno bambino: la relazione di coppia privilegia, pertanto, la tenerezza, la gentilezza e la solidarietà, dando poca importanza alla vita sessuale. Il mondo dei partner appare appare dominato dalla paura del mondo esterno e del reciproco abbandono: questi timori simboleggiano la paura di crescere e doversi confrontare l’uno con la donna adulta e l’altra con l’uomo adulto. Per quel che riguarda l’impotenza secondaria, i soggetti che ne sono affetti sembrano assumere nella coppia una posizione passiva e dipendente, lasciando alla donna uno speculare atteggiamento direttivo, spesso con funzioni iperprotettive-materne.